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La Terza Strada

Una storia di Principi, Maestri e Cappellai

Ovvero, Economia di Comunione: una transizione possibile

Come nasce un'idea

Chiara è una ragazza esile, ma con la tenacia tipica dei Trentini. Tra le bombe della seconda guerra mondiale Chiara Lubich ha avuto un'idea.

1991, Brasile. La sala è gremita: ci sono imprenditori e dipendenti, studenti e disoccupati, politici e capi religiosi. Gente di tutte le età, ceti e religioni. Sì perchè quell'idea è ora un movimento che unisce milioni di persone in oltre 160 nazioni. È un movimento di forte ispirazione cattolica, ma piace anche a mussulmani ed ebrei, buddisti ed induisti, e persino agli atei, perchè mette al centro l'ascolto e l'accettazione dell' altro come un valore, fonte di unione e rispetto reciproco.

Chiara è sempre lì, e ha avuto una nuova idea.

La chiama Economia di Comunione. EdC per gli amici. Se non venisse da lei si direbbe uno di quegli equilibrismi politici alla convergenze parallele. Invece mai nome fu più azzeccato: un modo per conciliare la lecita aspirazione al profitto e alla valorizzazione dei talenti del singolo, con la dottrina sociale della Chiesa, il tutto condito con quell'idea di eguaglianza che emerge dal socialismo teorico e si arricchisce con il generale desiderio di giustizia ed equità, ma non di appiattimento.

Un polo industriale: il peso dell'esempio.

Ottobre 2006, Italia. L'idea ha messo radici in tutto il mondo: sono già oltre 800 le aziende/enti convertiti all'Economia di Comunione. Nella campagna fiorentina è il Polo Industriale Lionello, catalizzatore delle realtà EdC nazionali. All'inaugurazione ci sono tutti: prelati, presidente del consiglio, altre autorità, rappresentanti del mondo dell'industria e della cultura, gente comune. E poi c'è sempre lei, Chiara, a ricordare che quella che sembrava un'utopia, si propone sempre con maggiore credibilità come una terza via, come un modello alternativo al liberismo capitalista e al fallito socialismo reale.

Gestire la transizione.

Facciamo un passo indietro. Castelgandolfo è noto per essere la residenza estiva del Papa. Nel aprile 2006 ospita un convengo internazionale sull'EdC. Siamo nella sede del movimento dei focolari, il movimento di Chiara. Lei non c'è, ma affida il suo messaggio ad un video. Nella sala imprenditori, professori, studenti da ogni parte del mondo. Il mio intervento dovrà durare 13 minuti e non di più, per dare il giusto tempo a tutti.

Riassumere in 13 minuti 10 anni di esperienze e 2 anni di studio dell'EdC. No: riassumere in 13 minuti un idea, nata un anno prima e maturata al punto da essere interessante (o almeno è quello che ha creduto chi mi ha assegnato quei 13 minuti).

Il fatto è che ci sono oltre 800 entità che operano nel mercato reale secondo una teoria economica rivoluzionaria. Una teoria, appunto. Sono 15 anni che studiosi universitari ed economisti da tutto il mondo cercano di tradurre in governance pratica l'ambizioso obiettivo dell'EdC. E ancora sono lontani dalla meta.

Si perchè i rapporti formali tra aziende e gli stessi contratti che governano il mercato tradizionale sono basati sulla protezione dell'IO, sia esso l'azienda, che il lavoratore, che l'imprenditore. Una struttura chiusa ripiegata su se stessa, con strumenti volti a proteggere, basati sulla cavillosa definizione dei diritti dell'IO.

L'EdC si fonda invece sulla valorizzazione dell'ALTRO, sull'assunzione dei doveri VERSO l'altro. Un ALTRO non teorico, ma inteso molto pragmaticamente come il lavoratore, come l'imprenditore, e anche come l'Environment in cui l'azienda opera, persone e cose. Un modo di produrre basato sul dare, invece che sull'avere. O meglio: sul generare profitto in modo efficiente per poter dare. Un cambio di prospettiva che male si concilia con le regole tradizionali. Secondo l'EdC l'efficienza e la produttività sono ricercate e non bandite. La differenza è il fine, il perché si produce: rendere le capacità di tutti utili al bene personale e a quello comune.

E quelle 800 aziende/enti, con le loro migliaia di lavoratori? Loro ci stanno provando a cambiare le cose, anche senza una teoria economica formale. Lo fanno con i fatti: sono sul mercato e funzionano bene.

Possibile che non li si possa aiutare in qualche modo? Aiutarli dandogli degli strumenti di Governance che li aiutino a guidare la barca fintanto che una nuova teoria economica compiuta emerga dalle Università e dai Circoli di economia?

13 Minuti per dire che iniettando le linee guida dell'EdC in alcuni metodi di governance già affermati quali Balanced Scorecard, Prince2 e Six-hats si ottengono alcuni buoni risultati. Intanto si preserva l'investimento già sostenuto, in termini di infrastruttura, formazione e processi. Poi si scopre che l'iniezione va a colmare alcune lacune di questi metodi, proprio quelle che li fanno fallire in modo inatteso in alcune circostanze in cui pure dovrebbero funzionare bene, ovvero dare indicazioni corrette e fornire un supporto decisionale affidabile. Quindi che i metodi risultanti da queste iniezioni sono degli ottimi candidati a controllare tutti gli aspetti necessari a guidare un'azienda EdC.

13 minuti per tradurre queste affermazioni in proposte di cambiamento reali, quali affiancare alle 4 prospettive di Balanced Scorecard, tutte volte a guardare l'Azienda dall'esterno (che chiamo Introspettive), altre 4 che invece valutano l'impatto dell'Azienda verso l'esterno.

13 minuti per aggiungere ai sei cappelli di Six-Hats una visiera che permetta di introdurre l'ASCOLTO del prossimo, complimentandone la capacità di libera espressione che già gli è propria.

13 minuti per dire che nel Board di Prince2 manca un ruolo.

Il tempo è volato e tutte le slides sono passate sullo schermo. Ringrazio. La fatica e la tensione sono passate di colpo.

Un libro per supportare la transizione.

Nella pausa mi si avvicinano alcune persone: alcuni Italiani, un Francese ed un Tedesco (che per fortuna parla Inglese, visto che il mio tedesco si ferma a "Danke"). Sono molto interessati e mi invitano ad approfondire con loro. Sento nelle loro parole molto entusiasmo, ma quella più ricorrente è Grazie, espresso in tante lingue. Negli interventi successivi hanno i loro 13 minuti altre persone dai settori più disparati: servizi sociali, imprenditori, studenti. Il richiamo alle idee che avevo esposto è frequente. Dicono che il supporto all'oggi è proprio quello che serve loro, e gli sembra che io abbia tracciato una strada percorribile.

Sono contento, ma non per me stesso: vedo che grazie all'impegno di tanti, ognuno col suo piccolo contributo, il seme dell'idea di Chiara continua a germogliare e darà i suoi frutti.

Le tesi che ho espresso in quei 13 minuti sono allora diventate un libro, in modo che possano raggiungere quante più persone possibili. Uno stile dialogico, per rendere concetti complessi accessibili a tutti, indipendentemente dal livello sociale, dall'estrazione culturale e dal credo religioso. Un nonno che parla col nipote...

Come acquistarlo?

Chi fosse interessato ad acquistarne una copia può utilizzare Paypal (vedi bottone qui sotto) o, se preferisce, mi contatti direttamente.

Il costo è di 16 Euro più le spese di spedizione.

copertina del libro La Terza Strada
La terza Strada: una storia di Principi, Maestri e Cappellai,
edito in Luglio 2007 dall'Editore Francesco Bannò - ISBN 9-788860-620248.
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